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Rosignano Monferrato (Alessandria)
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Da meno di un anno, tra le colline del bel borgo medievale di Rosignano Monferrato, un team giovane e appassionato (di cucina e buon vino, ovviamente, ma anche d’arte), ha aperto un ristorante strepitoso aperto dal giovedì sera fino alle 17 della domenica, giorno in cui viene proposta anche la formula brunch.
Il menu proposto da Giacomo Beretta – chef e co-fondatore di Casa Cassano – è costruito a partire da materie prime eccellenti e a filiera corta, cambia abbastanza di sovente e propone piatti bilanciati, presentati con cura. Noi abbiamo amato il fungo freddo con julienne di topinambur sott’aceto e siero affumicato; così come lo stupefacente “risotto” di cavolo rapa al burro nocciola e brus, castelmagno, tatsoi (una specie di spinacio) crudo e kosho. E che dire delle pappardelle al burro, limone e salsa XO di salumi? Da leccarsi i baffi. In generale abbiamo trovato particolarmente riusciti soprattutto i piatti vegetariani: anche il radicchio alla brace con salsa aggrumata, scalogno fritto e piada sfogliata al miso, infatti, ce lo ricorderemo a lungo.
Interessante anche la carta dei vini, dalla quale abbiamo scelto una bottiglia di Pork Soda, vino bianco frizzante prodotto nella Valle della Loira da Julien Pineau. La verità è che, anche volendoci metterei dell’impegno, non abbiamo trovato nemmeno un difetto a questa giovane realtà. Lo staff è accogliente e preparato. La location splendida: i pavimenti originali in cotto e le cementine, i soffitti affrescati, i tavoli e le sedie in legno di seconda mano tutti diversi tra loro, un pianoforte, un caminetto, le opere degli artisti che partecipano alle residenze artistiche e una terrazza dove speriamo di mangiare al più presto. Certo, la qualità e la cura hanno (giustamente) un prezzo, dunque aspettatevi di spendere sui 60/65€ a testa circa escluse bevande (tenete presente che solo il coperto ne vale 5 e l’acqua 4) ma, fidatevi di noi anche questa volta, non rimpiangerete di averli spesi.


La posizione piuttosto felice di questo ristorante, immerso nella campagna pavese e a soli 40 minuti da Milano, ce lo aveva fatto già valutare in più occasioni, ma finalmente, qualche weekend fa, è arrivata quella giusta. Gli spazi di Trattoria Bruscandoli (i bruscandoli sono i germogli di luppolo selvatico di cui sono disseminati i campi della zona in primavera) sono piccolini e, anche per arredamento, ricordano una casa a tutti gli effetti, con tavoli e sedie in legno, tovaglie (un miraggio, forse?) bianche ricamate, stoviglie decorate a mano e, in generale, un’aria familiare che fa stare bene, complice anche un piccolissimo cortile in cui prendere un po’ d’aria tra una portata e l’altra.
E, a proposito di portate, anche la cucina è all’insegna della genuinità e della tradizione, senza troppi voli pindarici pur con presentazioni curate e qualche concessione all’estro: il menu è relativamente corto, con diverse proposte fuori carta, da cui attingiamo a piene mani. Per cominciare, impossibile non farsi tentare dai vari salumi (culaccia su tutti), dagli asparagi sormontati da una buona dose di pancetta e dal più deludente vitello tonnato, ma anche dal piatto che da solo vale il viaggio, una deliziosa cipolla brasata con salsa pearà (la nostra nuova religione) e, anche qui, pancetta di Chiarone. A seguire, optiamo per un giro di primi, tra cui delle saporite tagliatelle al ragù di cervo e un buon risotto al taleggio con composta di pere e balsamico di Modena. A chiudere, una torta di compleanno realizzata per l’occasione, con una frolla da buttarsi per terra e una crema al caramello salato davvero sublime. Il piatto migliore? Ci dispiace sempre un po’ dirlo di un dolce, però è così.
Il servizio è giovane e molto informale, ma anche spesso distratto e ruvido, con tempi che tendono ad allungarsi. A questo si aggiungono alcune sviste evitabili, che in un ristorante – dove attenzione e cura dovrebbero essere la base – stonano più del dovuto. Il conto è corretto (dovreste riuscire a stare abbondantemente sotto ai 50€ uscendo ben pasciuti) e si beve bene (anche se i consigli sul vino si fanno attendere e, talvolta, giungono dopo le stesse pietanze).
Genova
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Casa Gaja, sul lungomare in zona Quinto al Mare a Genova, è uno di quei posti che da fuori rischiano di passare inosservati: insegna discreta, facciata che non promette granché. Poi entri e trovi un ambiente curato, ordinato, con un gusto più preciso e una sensazione generale di maggiore attenzione ai dettagli rispetto a molti indirizzi sul mare in città. A completare il quadro c’è esposta una cantina importante, ampia, con etichette tutt’altro che scontate (ed è chiaramente uno dei punti su cui il locale vuole distinguersi). Il vero motivo per cui, però, viene spontaneo pensare di tornarci e ritornarci volentieri, è la terrazza affacciata sul mare, perfetta per aperitivi con una vista pazzesca a fare da vera protagonista.
Noi eravamo arrivati con aspettative molto alte sulla location e più basse su tutto il resto, e invece il menu si è rivelato più che convincente. La parte dedicata all’aperitivo è molto vasta e ideale per essere condivisa soprattutto in gruppi più o meno numerosi, considerato che le porzioni si sono rivelate molto generose: teglie di farinata o focaccia al formaggio fatta in casa, da scegliere al naturale oppure da arricchire con zola, culatta o pesto, oltre a gnocco fritto e taglieri e una selezione di fritti. Per chi si ferma a cena, la proposta si allarga con piatti che spaziano dalla tradizione ligure (ad esempio pansotti alle noci e mandilli al pesto, sino a grandi classici, come il polpettone di Tossini). Noi abbiamo scelto acciughe fritte e focaccia al formaggio con culatta di culatello, accompagnando il tutto con un’ottima bottiglia di Conterno rosé.
Una menzione felice al servizio: premuroso, attento, rapido nel servire e nel seguire il tavolo, senza mai risultare invadente. L’unica nota meno convincente, proprio in relazione alla curatissima carta vini: con una cantina così importante ci saremmo aspettati un accompagnamento più preparato, con qualche consiglio in più. In ogni caso, Casa Gaja ci ha lasciato ottimi motivi per tornare: il lungomare genovese offre diversi locali con un bell’affaccio, ma qui si viene quando si cerca un ambiente leggermente più elegante, senza rinunciare a piatti golosi e ben preparati, in una location davvero notevole e con una spesa che resta ragionevole per ciò che offre (nel nostro caso, circa 30€ a testa per un aperitivo che si è rivelato essere la nostra cena, con una bottiglia in due). Ah, ricordatevi di prenotare con qualche giorno di anticipo, soprattutto con l’arrivo dell’estate!


Anche se è nascosta al secondo piano di un palazzo residenziale, l’ingresso di Trattoria Aldina sarà facile da trovare: basta seguire la lunga coda serpentina che si srotola fino all’antistante mercato coperto Albinelli (se avete tempo, fateci un salto!). È aperta solo a pranzo, domenica esclusa, e non accetta prenotazioni quindi potete solo presentarvi con solerte anticipo. Una volta superata la porta e salita la lunga scalinata vi sembrerà di entrare in un appartamento molto, molto spazioso: nata come mensa negli anni 50, negli anni 70 è diventata trattoria e da allora poco è cambiato, perlomeno nell’atmosfera.
Il menu è abbastanza breve e ruota intorno ai classici della tradizione locale: come primi piatti, abbiamo provato gli stricchetti al Lambrusco con crema di parmigiano e dei tradizionali tortellini in brodo. Già provati dalle porzioni abbondanti, di secondo abbiamo assaggiato solo il bollito misto con salsa verde e rossa e il friggione, un contorno a base di cipolle e pomodoro, delizioso! Nessuna pretesa di alta cucina ma piatti sostanziosi e dal gusto semplice. La carta dei vini è altrettanto stringata, con abbondanza di rossi tra Lambrusco e Sangiovese e pochi bianchi. Il servizio è molto veloce e altrettanto informale, ma nonostante la coda fuori dalla porta non ci è stata fatta alcuna pressione.
I primi piatti vanno dai 9€ ai 12€, i secondi dai 12€ ai 16€ e i contorni dai 4€ agli 8€. Per uscire sazi, bere escluso, non dovreste spendere più di 25€ a testa. Un sogno?


In una delle nostre numerose fughe dalla città, siamo venuti a rilassarci al Borgo Condé Wine Resort, un agriturismo nascosto tra le colline romagnole vicino a Forlì che produce anche vini e olio. All’interno della struttura ci sono due ristoranti diversi, entrambi aperti sia agli ospiti che agli esterni, che noi abbiamo ovviamente provato ambedue senza indugi.
Bistrot DiVino è il ristorante più elegante, in cui potete scegliere tra menu alla carta e menu degustazione (da 60€ o da 145€, con wine pairing a parte) che cambiano seguendo la stagionalità degli ingredienti. Vi consigliamo di scegliere questa opzione se cercate una location particolarmente raffinata, con un servizio estremamente attento e un menu con proposte creative e distanti dalla classica cucina regionale. Noi ci siamo innamorati soprattutto dei secondi, grazie a una guancia di maiale con pancetta che si scioglieva in bocca. Unico neo: le porzioni ci sono sembrate un po’ troppo piccole.
Ma il posto che ci è rimasto nel cuore è sicuramente l’Osteria Condé: qui l’atmosfera è più rilassata, complici i tavoli di legno, le pareti di pietra e il caminetto al centro della sala. Il menu ruota orgogliosamente intorno alle specialità del territorio: abbiamo assaggiato i cappelletti con ragù nostrano, deliziosi, e i cappellacci verdi con ricotta e noci ai funghi porcini, abbondanti e saporitissimi. La grigliata di maiale grigione con salsiccia, costine, pancetta e coppa è stata perfetta da dividere in due. Il servizio è caloroso e informale: bere escluso, uscirete sazi con meno di 40€ a testa.
Torino
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Piola in dialetto piemontese significa corda, spago. In passato, nelle osterie, le bottiglie di vino venivano appese al soffitto con delle corde, ed era normale ordinare da bere chiedendo una bottiglia “dalla piola”. Capite bene perché, oggi, a Torino e dintorni questa parola sia diventata sinonimo di ristorante tradizionale. Potrete immaginare la nostra gioia quando siamo finiti per caso in questa storica piola a due passi dal Duomo, gestita da due generazioni dalla famiglia Ranzini, dopo una visita al Centro Italiano per la Fotografia (che organizza sempre mostre eccezionali!).
L’ambiente è piccolo e raccolto, con pochi tavoli che vengono anche condivisi, e il menu essenziale: oltre a taglieri e panini, trovate polpette e piattini da condividere. Quelli su cui ci siamo buttati noi, assagiando delle ottime acciughe al verde, polpette di carne, friciulin di patate e di spinaci (nient’altro che polpette schiacciate tipiche del Piemonte), peperoni al forno e una squisita giardiniera. Il servizio è veloce e un po’ spiccio ma molto gentile e l’atmosfera ospitale: un posto a cui ci affezioneremmo sicuramente se fosse sotto casa. Bere escluso, potreste uscire sazi spendendo circa 15€ a testa: con i quartini di vino che oscillano tra i 3,5€ e i 6€, comunque, l’accompagnamento alcolico non peserà troppo sul conto.


Cascina Resta è una recente apertura, a poco più di 30 minuti da Milano, di cui avevamo sentito parlare parecchio e che abbiamo finalmente provato in occasione di un compleanno. Un posto che, una volta arrivati, si è dimostrato all’altezza delle aspettative – se non addirittura capace di superarle – e che funziona particolarmente bene quando c’è qualcosa da festeggiare, tra tavolate numerose, convivialità e un’atmosfera rilassata ma curata. La location è senza dubbio uno dei suoi punti di forza: una cascina meravigliosa, con un cortile ampio e ben ombreggiato che, nelle belle giornate, invita a trattenersi e a stare seduti a lungo (è forse quesya la nostra specialità?).
Il menu cambia forma a seconda del momento: à la carte il venerdì e il sabato sera, formula lunch dal mercoledì al venerdì a pranzo, mentre nel weekend a pranzo si opta per il menu degustazione (il sabato da 3 o 5 portate, rispettivamente da 40 a 50 €; la domenica solo da 5 portate), che è stato proprio il nostro caso. Abbiamo iniziato con una tartare di manzo, arricchita da un dressing alla kombucha di ribes, senape antica e tuorlo affumicato. A seguire i primi, serviti in bis: un risotto al limone, zafferano ed erbe dell’orto, fresco, cotto perfettamente, e dal gusto ben centrato, accanto a ravioli alle erbe, più delicati. Per secondo, un codone di manzo con chimichurri di campo, accompagnato da patate sabbiate davvero memorabili e cipolla pickled. A perfetta chiusura, un sablé al cioccolato con frutti di bosco. In generale, abbiamo ritrovato una cucina equilibrata, con piatti ben eseguiti ed eleganti anche nell’impiattamento. Convince molto anche la carta vini, con una scelta concentrata sul territorio: perchè è facile andare sempre sulla Francia, più complesso, ma decisamente più interessante, restare in Lombardia e bere così bene.
Nota finale per il servizio, vera sorpresa della giornata: gentile, accorto, disponibile, presente senza mai essere invadente. In più, una piccola bottega in loco con prodotti della cascina (gin, liquori, ma anche miele, marmellate, composte, tutte rigorosamente a km 0) e un contesto che si rivela anche molto baby‑friendly, grazie agli spazi aperti e ai tanti animaletti che popolano la cascina. Ci torneremmo domani, si era capito?


Nonna Du è uno di quei posti che si raggiunge lasciandosi alle spalle la strada principale per addentrarsi tra le colline del Gavi, circondati da vigneti e campagna, con la sensazione, già all’arrivo, di essere (finalmente) altrove. Siamo a pochi minuti dal centro di Gavi, ma immersi in un contesto agricolo autentico e tranquillo.
Il pranzo scorre piacevole fin dall’inizio, con un assaggio di antipasti misti che raccontano una cucina conviviale, generosa e ben eseguita: insalata russa, tortino di carciofi, panissa di ceci e peperone con bagna cauda accompagna il tutto con sapidità e carattere. Tra i primi, i ravioli del plin in sugo d’arrosto sono l’unico passaggio che ci ha convinti meno: le porzioni, davvero abbondanti, hanno fatto sì che la pasta proseguisse la cottura, risultando un po’ troppo morbida al morso. Di tutt’altro tono il risotto con fonduta di Montebore e nocciole, eccellente per equilibrio e comfort, e la tartare di manzo, ben fatta, servita con uovo e condimenti, semplice, ma non per questo meno convincente.
Nel complesso, un pranzo molto piacevole, che con circa 40 euro a persona (vino incluso) permette di uscire dal tavolo decisamente soddisfatti. Aggiungiamo che durante la bella stagione il dehors immerso nel verde dà il meglio di sé, e a completare l’esperienza ci sono anche alcune camere in cui pernottare e una splendida piscina, perfetta per trasformare un pranzo domenicale in una vera fuga da Milano.


Ci sono posti che, col tempo, diventano una tappa fissa. Alva, proprio sulla strada tra Lecco e la Valsassina, è uno di questi: un pit stop a cui non riusciamo mai a rinunciare quando partiamo per un weekend in montagna o quando siamo di ritorno verso Milano. Più che un ristorante, è una bottega gastronomica con cucina, perfetta sia per una pausa veloce sia per fare rifornimento di tutte quelle specialità locali che ci piacciono assai.
Appena entrati si viene accolti dal profumo di griglia, salumi e formaggi, e diventa subito chiaro che sarà difficile limitarsi a un semplice assaggio. Il nostro rituale però è ormai ben consolidato: bresaola – che affettiamo da soli – con un buon bicchiere di vino; gli immancabili pizzoccheri – unti, filanti e semplicemente da urlo – insieme alla polenta taragna; e il panino con la salamella, un vero evergreen di cui facciamo sempre il bis, se non addirittura il tris.
Lo spazio all’interno è ampio e accogliente e nelle giornate di sole si può mangiare all’aperto, godendo dell’arietta fresca di montagna e dei simpatici animali che scorrazzano nei dintorni (è un posto ideale anche per chi viaggia con i bambini!). Poi, come da tradizione, prima di ripartire, è d’obbligo fare scorta di formaggi e salumi del territorio da portare a casa.
Insomma, se siete diretti in Valsassina o di ritorno da una gita sul lago di Lecco, Alva è una fermata che consigliamo senza esitazioni: tradizionale, conviviale e con rapporto qualità prezzo davvero imbattibile. Con circa 10 euro a testa si mangia e si beve più che bene. Noi lo scegliamo ogni volta e non ci ha mai delusi: una certezza assoluta!
Bergamo
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Vi avevamo già parlato di questo locale storico nel cuore della città alta di Bergamo. Un tempo sede di un antico monastero, poi convertito a carcere, oggi è bar, ristorante, pizzeria e progetto sociale. Il Circolino, infatti, è gestito dalla Cooperativa Città Alta, un’impresa sociale che utilizza una parte dei ricavi per realizzare progetti di natura socio-assistenziale, educativa e culturale nel territorio. Durante la stagione fredda potete accomodarvi all’interno, tra le ampie sale decorate da affreschi settecenteschi, mentre d’estate non potete assolutamente perdervi lo splendido giardino esterno riparato da un pergolato d’uva.
Il menu include sia pizze che i grandi classici della cucina bergamasca: iniziamo con un tagliere di formaggi “I bergamaschi poco noti” che includeva Torta Orobica, Regiur e Ol minadur accompagnati da marmellata di pere e pere, Gorgonzola D.O.P. naturale servito con miele millefiori. Squisiti! Abbiamo poi proseguito con i casoncelli, conditi con una profusione di pancetta che abbiamo molto apprezzato e bocconcini di manzo brasati al Valcalepio rosso Doc con polenta, abbondanti. Le preparazioni sono semplici e non particolarmente ricercate ma gustose. Il servizio è veloce e molto gentile: bere escluso dovreste riuscire a spendere senza problemi meno di 40€ e uscire sazi e felici.
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]]>Chi ha tra i 18 e i 28 anni, può valutare di partecipare al Servizio Civile Universale, facendo domanda per progetti in Lombardia, a Milano ma anche nelle altre province. I progetti durano dagli 8 ai 12 mesi e prevedono un rimborso spese mensile (e in alcuni casi anche la possibilità di certificare le competenze acquisite). Gli ambiti in cui si può prestare servizio sono i più disparati: da quello artistico-culturale a quello ambientale, dall’assistenza a persone in difficoltà alla riqualificazione urbana. Ogni anno viene pubblicato un bando a cui ci si può iscrivere, esclusivamente online: per tutti i dettagli sui requisiti e le modalità di ammissione guardate qui.









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Credit foto copertina: Hannah Busing x Unsplash
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GLUTEN FREAKS FOOD FESTIVAL
16-17.5 |
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GASTRONOMIKA FESTIAVL
17-18.5
Teatro Franco Parenti |
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FIESTAS/ PRANZO COMUNITARIO
sab 23.5
Base |
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FESTA DEL PANE
dom 24.5
Via Padova 116 |
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FESTA DI PRIMAVERA
30-31.5
Bagni Misteriosi |
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Ecco tutti gli eventi a tema food da segnare in agenda a Milano a maggio 2026! Per iniziare, il 16 e il 17 maggio vi aspetta il Gluten Freaks Food Festival con un format street e informale interamente dedicato al gluten free. Poi, il 17 e il 18 maggio, al Teatro Franco Parenti ci sarà Gastronomika Festival con un programma che intreccia incontri, degustazioni e riflessioni sulla cultura gastronomica contemporanea.
E ancora, sabato 23 maggio da Base, non perdetevi Fiestas / Pranzo Comunitario: ad attendervi un lungo tavolo condiviso che darà il via alla giornata, tra cibo, musica e performance fino a notte inoltrata. Per concludere, domenica 24 maggio segnatevi la Festa del Pane in via Padova, tra laboratori di panificazione, incontri e vita di quartiere; e il 30 e 31 maggio, la Festa di Primavera ai Bagni Misteriosi tra teatro, musica, danza e fiori – ci sarà anche Dario con Secondarium. Senz’altro, un mese ricco di esperienze da vivere in compagnia!
ORTICOLA
7-10.5
Giardini Pubblici Idro Montanelli |
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FUORI ORTICOLA
fino al 31.5
sedi diffuse |
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FESTIVALINO
8-10.5
Nolo |
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TUTTOFOOD
11-14.5 |
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PIANO CITY MILANO
15-17.5
sedi diffuse |
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FESTIVAL DEL FUMETTO
16-17.5
Parco Esposizioni Novegro |
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MIAMI FESTIVAL
21-24.5
Idroscalo |
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FRINGEMI
22.5 AL 6.6
sedi diffuse |
info qui
Appassionati di piante, questo è uno dei momenti più interessanti dell’anno. Per iniziare, fino al 31 maggio torna Fuori Orticola, una mostra diffusa che attraversa musei, gallerie, giardini e vetrine fiorite, costruendo un vero percorso immersivo tra arte e natura; in parallelo, dal 7 al 10 maggio, i Giardini Pubblici Indro Montanelli ospitano Orticola, la storica mostra-mercato dedicata a fiori, piante rare e varietà botaniche selezionate, perfetta per chi fosse alla ricerca di un po’ di verde per l’interno e per il terrazzo di casa.
Nello stesso weekend, ci sarà uno dei nostri festival preferiti a tema libri: dall’8 al 10 maggio, infatti, torna Festivalino in zona Nolo: un piccolo festival letterario, ormai giunto alla sua quarta edizione, che negli anni è cresciuto mantenendo un tono informale e accessibile a tutti. Si parla di letteratura – ma non solo – tra incontri, ospiti, chiacchiere e momenti conviviali, in un contesto di quartiere molto piacevole e rilassato. E ancora, Milano ospita anche TuttoFood dall’11 al 14 maggio appuntamento di riferimento per il settore agroalimentare; e il Festival del Fumetto il 16 e il 17 maggio a Novegro, dedicato a fumetti, cosplay e cultura pop.
Sul fronte musicale poi, torna Piano City Milano, dal 15 al 17 maggio, con concerti diffusi in tutta la città tra spazi pubblici e privati, spaziando dalla classica alle contaminazioni contemporanee. Subito dopo, dal 21 al 24 maggio, l’Idroscalo ospita il Mi Ami Festival, tra i principali eventi della scena musicale indipendente italiana. E per concludere, dal 22 maggio al 6 giugno prende il via FringeMI, il festival diffuso di spettacolo dal vivo che coinvolge diversi quartieri della città con teatro, performance e iniziative culturali.
BAMBOO BUILDING
sab 9.5
Triennale |
info qui
MUSICA DA CAMERETTA
dom 10.5
Base |
info qui
LABORATORIO LA CASA LEANDRO
sab 16.5
Triennale |
info qui
LEGGERE PER GIOCO
dom 17.5
Triennale |
info qui
E visto che ce li chiedete sempre, ecco anche gli appuntamenti di maggio da vivere in compagnia dei più piccoli tra laboratori e attività creative. Per iniziare, sabato 9 maggio alla Triennale ci sarà Bamboo Building, un laboratorio pensato per famiglie e bambini per imparare a costruire strutture e piccoli villaggi partendo da semplici bacchette di bambù.
Domenica 10 maggio da Base torna invece Musica da Cameretta, un ciclo pensato per bambini e famiglie: ogni incontro è una piccola avventura con Gus, il riccio-musicista, per avvicinarsi alla musica classica in modo semplice e coinvolgente. Alla Triennale, infine, il 16 e 17 maggio spazio a La Casa Leandro e Leggere per Gioco, due laboratori creativi dedicati ai più piccoli che stimolano creatività e socialità.
FOMO PARTY
ven 8.5
Arci Bellezza |
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LE CANNIBALE
sab 9.5
Triennale |
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APE MILANO
9,15 e 29.5
sedi varie |
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RADIO ITALIA LIVE
ven 15.5
Piazza Duomo |
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Circolo Magnolia
MAGNOLIA OPENING PARTY
sab 16.5 |
info qui
WE LOVE 2000
sab 16.5 |
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INDIEITALY PARTY
dom 17.5
Apollo Club |
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Base
LE CANNIBALE
sab 23.5 |
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HARDKORO POP-UP
sab 23.5 |
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EMERGENTISSIMI
sab 23.5 |
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RABII BRAHIM
sab 23.5 |
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PIANO SONIC
sab 23.5 |
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La voglia di uscire e ballare qui non manca: tra Base, Triennale, Arci Bellezza, Circolo Magnolia e Apollo Club il calendario di maggio è ricco di serate pensate per stare in pista fino a tardi. Per iniziare, sabato 23 maggio ne succedono di ogni: da Base va in scena un vero hub con Le Cannibale, Hardkoro Pop-Up, Emergentissimi, Rabii Brahim e Piano Sonic, una maratona tra elettronica, live e contaminazioni nello stesso spazio.
E ancora, il weekend parte già venerdì 8 maggio all’Arci Bellezza con Fomo Party orientato al clubbing, mentre sabato 9 maggio la Triennale ospita un altro appuntamento firmato Le Cannibale. Poi, se siete alla ricerca di un mood più open air, il 16 maggio al Circolo Magnolia c’è doppietta con Magnolia Opening Party e We Love 2000 tra nostalgia Y2K e dancefloor sfrenato, mentre venerdì 15 maggio in Piazza Duomo torna Radio Italia Live per farci scatenare sotto palco.
Mentre, nel resto del mese, Ape Milano (9, 15 e 29 maggio) torna con musica live, dj set e momenti chill in diverse location all’aperto della città. Per concludere, segnatevi Indieitaly Party il 17 maggio all’Apollo Club: vibes indie, atmosfera rilassata e pubblico giusto. Insomma, vi aspetta un mese tutto da ballare e scatenarsi!


FLUG
dom 10.5
Mosso |
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CAMALEONTE MARKET
dom 10.5
Cascina Nascosta |
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COTOLETTA VINTAGE MARKET
dom 10.5
Department 184 |
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MERCATINO DI BRERA
dom 17.5
Brera |
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MARAMAO MARKET
tutti i sabati
Tempio del Futuro Perduto |
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IL MERCATINO DEL PRINCIPE
dom 24.5
Parco Memorie Industriali |
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WUNDER MRKT
dom 24.5
Villa Visconti Borromeo Litta |
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BUONA DOMENICA MARKET
dom 24.5
Mosso |
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MERCATONE DELL’ANTIQUARIATO
dom 31.5
Naviglio Grande |
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Tornano anche questo mese i mercatini vintage, di modernariato e second hand che animano la città, perfetti per chi ama spulciare tra vecchie e nuove cianfrusaglie. Per iniziare, domenica 10 maggio Mosso ospita Flug, mentre in contemporanea tra Cascina Nascosta e Department 184 si dividono Camaleonte Market e Cotoletta Vintage Market, tra selezioni ricercate e pezzi unici .
Poi, il calendario continua domenica 17 maggio con il Mercatino di Brera, ideale per una passeggiata in Brera tra bancarelle colorate e qualche acquisto vintage; e ancora, ogni sabato il Maramao Market al Tempio del Futuro Perduto resta un appuntamento fisso tra second hand, scambio e socialità.
Continuando, domenica 24 maggio vi aspetta una vera maratona: Il Mercatino del Principe, Wunder Mrkt nella cornice suggestiva di Villa Visconti Borromeo Litta e Buona Domenica Market da Mosso, perfetti mix tra vintage, design e divertimento. Per concludere il mese in grande stile, domenica 31 maggio torna il classico appuntamento con il Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande, perfetto per spulciare tra oggetti d’epoca e mille curiosità.


PARANOIA FESTIVAL
8-9.5
Bergamo |
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TRAMAZING
15-17.5
sedi diffuse tra Venezia, Mestre e Marghera |
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FIERA DEL VINO
15-17.5
Cermenate (CO) |
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CALICI IN CORTILE
23-24.5
Piazza Martiri (AL) |
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FESTA DELLA FOCACCIA DI RECCO
dom 24.5
Recco |
info qui
Amanti delle gite fuori porta e dei festival da vivere fuori città, maggio offre diverse occasioni per cambiare aria senza allontanarsi troppo da Milano. Per iniziare, l’8 e 9 maggio torna Paranoia Festival a Bergamo, tra musica e atmosfera alternativa.
Poi, dal 15 al 17 maggio segnatevi Tramazing, il festival dedicato al tramezzino veneziano che anima diverse sedi tra Venezia, Mestre e Marghera con un format diffuso tra food e convivialità. Nello stesso weekend, spazio anche ai sapori con la Fiera del Vino a Cermenate, perfetta per chi ama lo stare insieme e le degustazioni. Sicuramente, occasioni giustissime per organizzare una fuga fuori porta tra musica, cultura e buon cibo. Nello stesso weekend, spazio anche ai sapori con la Fiera del Vino di Cermenate, perfetta per chi ama degustazioni e momenti condivisi.
Il calendario continua con Calici in Cortile il 23 e 24 maggio in Piazza Martiri (Alessandria), l’appuntamento ideale per gli appassionati di vino; e domenica 24 maggio, tappa obbligata per i focaccia lovers con la Festa della Focaccia di Recco a Recco: una giornata interamente dedicata a uno dei prodotti più iconici della tradizione ligure.
Ricordatevi anche di dare un occhio alla nostra sezione dedicata alle gite fuori porta: trovate molte idee utili per iniziare a organizzare i vostri weekend in modo semplice e mirato, anche solo per concedervi un pranzo fuori città e staccare un po’ dalla routine!


Infine, qui trovate la nostra selezione di mostre da visitare a maggio a Milano. Buoni giretti!
L'articolo Eventi a Milano a maggio 2026: cosa, dove e quando sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo 5 mostre a Milano a maggio 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>Trovate la personale di un artista australiano dedicata al rumore e quella di una giovane artista svizzera che ha utilizzato come supporto pittorico dei paraventi; un’originale retrospettiva dedicata a un notissimo artista del secolo scorso; un’esposizione che racconta lo stretto rapporto che ha legato uno dei più grandi designer italiani al Giappone e quella che mette in scena i coloratissimi dipinti su tela e carta di una talentuosa pittrice italiana. Proseguite la lettura e scoprite di più su quelle che secondo noi sono le 5 mostre a Milano a maggio 2026 da visitare assolutamente.
PAC | fino al 7 giugno 2026
ingresso: intero 8€; ridotto 6,50€


In apertura della nostra rubrica delle mostre a Milano a maggio 2026 da visitare assolutamente, troviamo la prima monografica europea dell’artista e musicista sperimentale australiano Marco Fusinato (1964), in cui vengono presentati tre progetti interconnessi e in corso da alcuni anni, che esplorano il tema del rumore. Rumore che l’artista indaga non come elemento di disturbo, bensì come materia prima della composizione, utilizzando chitarra elettrica e amplificazione di massa per improvvisare frequenze estremamente impattanti a livello fisico, capaci di trasformare lo spazio in un’esperienza sensoriale a 360°.
Protagonista è il progetto Desastres, presentato per la prima volta al Padiglione Australia della 59ª Biennale d’Arte di Venezia e riproposto al PAC in una nuova configurazione, suddivisa in due parti: da un lato la monumentale installazione-performance che combina improvvisazione sonora e un flusso visivo di immagini in bianco e nero (scattate con lo smartphone o trovate online) che scorrono veloci e in successione casuale su un grande schermo orizzontale; dall’altro una serie di dipinti serigrafici realizzati a mano che riproducono alcune delle immagini appartenenti alla libreria di Desastres. Nel primo caso si viene travolti da immagini fugaci che combinate al rumore generano nello spettatore un tumulto emotivo; nel secondo si viene invece invitati a una meditazione prolungata. Tra le immagini fisse si trova anche quella che ha dato il titolo alla mostra, in cui Fusinato ha immortalato un sottotitolo che recita “infatti la sola vera anarchia è quella del potere”.
In Galleria si trova, poi, il progetto Mass Black Implosion (iniziato nel 2007 e tuttora in corso), che riunisce una serie di disegni generati a partire da alcuni spartiti ritenuti rilevanti dall’artista per l’estensione storica del linguaggio musicale. Fusinato riproduce gli spartiti in scala 1:1, per poi tracciare delle linee che, partendo da ogni singola nota musicale, convergono in un medesimo punto, scelto arbitrariamente sulla superficie dello spartito. In questo modo viene annullata la diacronia della composizione a favore di una sincronia visiva assoluta: l’intento è quello di eseguire contemporaneamente ogni nota, generando un potente impatto sonoro. Infine, nella Project Room, si trova l’intera produzione solista di Fusinato dal 2009 a oggi, su vinili LP da 12 pollici con copertine prive di testo, caratterizzate da immagini in bianco e nero a tutta pagina.
Molto particolare e interessante: il consiglio, ovviamente, è quello di visitare la mostra durante l’orario in cui è possibile assistere all’emozionante performance dell’artista (da martedì a domenica 17-19; giovedì 20-22).
Istituto Svizzero | fino al 4 luglio 2026
ingresso: libero


Una tavola imbandita e i resti di un banchetto, una ragazza che si trucca, un’esplosione e un bacio, un’originale manicure e un selfie, Hollywood al buio e la pioggia che cade… C’è tutto questo e molto di più nella mostra I’ll Miss You When I Scroll Away (“Mi mancherai quando scrollerò oltre”), dell’artista elvetico-francese Romane de Watteville (1993) in corso presso l’Istituto Svizzero di Milano.
Per questa prima personale in Italia, de Watteville ha concepito un’accattivante installazione ambientale: un labirinto di paraventi utilizzati come superficie pittorica da entrambi i lati, attingendo dal mondo del cinema, della moda, del design e della storia dell’arte ma, sopratutto, alla quotidiana e incessante sequenza di immagini che siamo tutti abituati a scorrere sui nostri device. Immagini che scorrono talmente veloci da aver bisogno di screenshottarle per non per perderle, per ricordarle, nonostante nella maggior parte dei casi non saranno più guardate, resterando abbandonate nella nostra galleria fotografica. Questi paraventi che sembrano stories materiche dispiegate, attraggono e confondono, ci si passa in mezzo senza sapere bene dove guardare, sentendosi risucchiati nella tana del coniglio come Alice (che infatti appare sullo schermo televisivo presente in uno dei dipinti). Molto efficace.
Gió Marconi | fino al 24 giugno 2026
ingresso: libero


Ancora Man Ray? È vero; non è trascorso poi molto da quando abbiamo visitato – suggerendovi di farlo anche voi – la mostra dedicatagli da Palazzo Reale. In questa occasione, però, a essere protagonista non è la sua avanguardistica produzione fotografica, bensì il suo rapporto col linguaggio.
La fascinazione per i giochi linguistici nasce già dal cambio di nome – che da Emmanuel Radnitzky a Man Ray – operata dallo stesso artista, figlio di immigrati russi di origini ebraiche trasferitisi negli Stati Uniti: un modo per reinventare la propria identità senza cancellarla del tutto. Risulta inoltre chiarissimo nel ciclo di disegni Alphabet for Adults, che apre la mostra, in cui ogni disegno presenta una lettera associata all’immagine di una parola che comincia con quella lettera, non sempre in modo didascalico: la R, per esempio, corrisponde alla parola Regret ed è accompagnata dall’illustrazione di una coppa di champagne.
M for Dictionary è suddivisa in cinque sezioni: The Alphabet, Light Writing, Body Language, Objectives e Mathematical Objects. Al piano inferiore, inoltre, si trova un secondo allestimento – intitolato In Other Words – in cui vengono raccolte le opere di artisti contemporanei rappresentati dalla galleria Gió Marconi (Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz e Tani Shani) la cui attenzione al linguaggio come condizione imprescindibile della creazione visiva e materiale, si collega all’eredità di Man Ray.
Fondazione Vico Magistretti | fino al 25 febbraio 2027
ingresso: 5€ (compreso di visita guidata. Da prenotare sul sito)


La quarta delle mostre a Milano a maggio 2026 che vi consigliamo di visitare a maggio (ma avete parecchio tempo per farlo, in realtà, dato che durerà fino al prossimo febbraio) è quella che mette in relazione Vico Magistretti e il Giappone, in corso presso la Fondazione omonima.
Sin dagli esordi, il lavoro di Magistretti presenta forti rimandi alla cultura e all’estetica giapponese, che si palesano nei nomi conferiti ad alcuni prodotti (il letto Kobe, la lampada Nara, il Tavolo Caori e l’armadio Sato, per esempio); in chiare assonanze visive con oggetti e architetture nipponiche (come i ventagli rigidi da cui prende spunto per progettare la lampada Nara, i tatami, i pannelli divisori di carta a cui fa riferimento l’armadio Sato e così via) e in concetti estetici che risuonano continuamente nel suo approccio progettuale, tra cui wa (la bellezza dell’armonia e dell’equilibrio tra forma, funzione, spazio e materiali), iro (il senso del colore) e iki (la capacità di coniugare grazia e spontaneità).
Magistretti, oltretutto, si recò in Giappone a più riprese, realizzando anche due negozi (a Tokyo e Osaka) per Cerruti 1881 e una villa urbana per Shozo Tanimoto. A essere esposti sono bellissimi modellini di arredi creati da Magistretti – di cui alcuni mai andati in produzione – realizzati dagli studenti di ECAL (École cantonale d’art de Lausanne) e disegni commissionati per l’occasione allo studio Dogma di Bruxelles. In caso vi mancasse già l’appena conclusa Milano Design Week…
Antonini / Palazzo Borromeo | fino al 30 giugno 2026
ingresso: libero su appuntamento


Lo studio legale LCA e Antonini Milano presentano a Palazzo Borromeo l’intervento site-specific di Giulia Mangoni, che ha completamente ricoperto una parete di variopinti disegni raffiguranti animali, icone religiose, corpi e motivi botanici. Al centro di questa fitta installazione si trova il bellissimo dipinto intitolato Transumanza al Mercato; sulle altre pareti un trittico di dipinti di piccole dimensioni e altre due tele. Non c’è molto altro da dire ma c’è parecchio da osservare: un’operazione di grandissimo impatto che ci è piaciuta davvero molto.
Nella sala che precede la mostra, inoltre, è possibile ammirare anche alcune preziose creazioni del brand di gioielli Antonini Milano all’interno di teche arricchite dalla presenza di libri pop-up dell’artista cinese Yansu Wang. L’ingresso è gratuito ma previo appuntamento, che potete comodamente prendere sull’apposita pagina del sito di Antonini che vi abbiamo linkato sopra.
Triennale fino al 4 ottobre 2026
Museo Bagatti Valsecchi fino al 2 agosto 2026
Palazzo Reale fino al 14 giugno 2026
Palazzo Reale fino al 27 settembre 2026
Palazzo Reale | Museo del Novecento fino al 21 giugno 2026
Palazzo Reale fino al 17 maggio 2026
Fondazione Prada fino al 9 novembre 2026
Galleria Fumagalli fino al 29 maggio 2026
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Palazzo Citterio fino al 26 luglio 2026
Pirelli Hangar Bicocca fino al 19 luglio 2026
M77 fino al 16 maggio 2026
Pirelli Hangar Bicocca fino al 26 luglio 2026
GAM fino al 28 giugno 2026
Consonni Radziszewski fino al 30 maggio 2026
10 A.M. Gallery fino al 8 maggio 2026
Cassina Projects fino al 29 maggio 2026
Francesca Minini fino al 9 maggio 2026
French Place fino al 28 giugno 2026
Osart Gallery fino al 27 giugno 2026
Ica fino al 23 maggio 2026
Ica fino 10 luglio 2026
Palazzo Morando fino al 27 settembre 2026
Fondazione Prada fino al 28 settembre 2026
ArtNoble fino al 12 giugno 2026
Kaufmann-Repetto fino al 21 maggio 2026
Matta fino al 12 settembre 2026
The Flat Massimo Carasi (nuova sede!) fino al 9 giugno 2026
Galleria Giovanni Bonelli (nuova sede!) fino al 13 giugno 2026
Lia Rumma fino al 24 luglio 2026
Triennale fino al 6 settembre 2026Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
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Il tema che animerà il distretto delle 5 Vie – ossia quello compreso tra Sant’Ambrogio, le Colonne di San Lorenzo, Corso Magenta e Conciliazione – è Qualia of Things; un invito a concepire il design non solo come forma e funzione ma anche come esperienza sensoriale. I Qualia – in ambito filosofico – indicano infatti gli aspetti soggettivi della percezione individuale, ciò che si prova quando si esperisce qualcosa.



Anche fuori distretto – nei dintorni di Duomo, San Babila e il Quadrilatero della Moda – ci sarà parecchio da vedere in questo Fuorisalone 2026.




Il Fuorisalone di Brera Design District sarà anche quest’anno uno dei più densi di mostre e installazioni da non perdere; tanto che, per agevolare i flussi di visitatori, è stato creato il Fuorisalone.it Passport: una sola registrazione permetterà di accedere a tantissimi eventi, mostrando il QR code sulla propria app.




Ci ha messo davvero poco Porta Venezia Design District (lanciato durante l’edizione 2023 del Fuorisalone) a diventare uno dei distretti più vivaci della Milano Design Week. Quest’anno, oltretutto, si è decisamente allargato, includendo anche location in zona Loreto e Città Studi.





Sono lontani i tempi in cui Tortona era il centro nevralgico del Fuorisalone ma, anche in questa zona, abbiamo selezionato un po’ di appuntamenti interessanti per voi.


Pensavate fosse finita qui? Assolutamente no! Ci sono tanti altre progetti, mostre, eventi e installazioni che andranno in scena al di fuori dei distretti più battuti del Fuorisalone 2026.






Che Fuorisalone sarebbe senza un po’ di feste, serate danzanti e appuntamenti musicali? Qui trovate una selezione di eventi che animeranno la nightlife della Milano Design Week.

Ci saranno anche tantissimi eventi e pop-up restaurant che vedranno convergere food&beverage e design.




Avete altri consigli su cosa visitare in questo Fuorisalone 2026?
Il Fuorisalone 2026 di Conosco un posto è powered by Caudalie, Haier, Isdin e Kikkoman.
L'articolo Fuorisalone 2026: guida a mostre, eventi, feste e pop-up della Milano Design Week sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo Eventi a Milano ad aprile 2026: cosa, dove e quando sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>La primavera è finalmente arrivata e Milano torna a farsi vivere in tutto il suo splendore: più luce, più energia e mille occasioni per uscire e godersi la città. Aprile è uno di quei mesi in cui succede davvero di tutto, tra quartieri che si animano, eventi all’aperto e quella voglia irresistibile di stare fuori il più possibile. Tra mercatini, sagre, l’attesissima Milano Design Week con il Fuorisalone e mille serate per ballare, il calendario di questo mese è più ricco che mai. Ecco tutti gli eventi a Milano ad aprile 2026 da segnare subito in agenda!


FIORI E SAPORI SUL NAVIGLIO
dom 13.4
Naviglio Grande |
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FLORA ET DECORA
17-19.4
Basilica di Sant’Ambrogio |
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DANZA PER TUTTI
dom 12.4
Base |
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MIART
17-19.4
Allianz MiCo Milano Congressi |
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ZIP! COMICS FEST
18-19.4
Piazzale Giulio Cesare |
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MILANO DESIGN WEEK
20-26.4
sedi varie |
info qui
Ecco tutti gli eventi da segnare in agenda alla voce “week e festival” ad aprile 2026! Per iniziare, per gli amanti della danza, domenica 12 torna la Milano Dancing City con l’evento Danza Per Tutti: un progetto che porta la danza fuori dai luoghi convenzionali rendendola accessibile tra gioco, ascolto e condivisione.
Con l’arrivo della bella stagione tornano anche i due appuntamenti perfetti per gli amanti del verde: domenica 13 aprile lungo il Naviglio Grande ci sarà Fiori e Sapori sul Naviglio, tra fiori, piante e specialità enogastronomiche da tutta la penisola; mentre dal 17 al 19 aprile, presso la Basilica di Sant’Ambrogio torna Flora et Decora, la mostra-mercato dedicata a fiori e piante, decorazioni per esterni, tessuti, profumi, gioielli e prodotti tipici. Certamente due occasioni perfette se come noi amate le passeggiate domenicali e l’acquisto compulsivo di piante!
Sempre dal 17 al 19 aprile, spazio anche all’arte con Miart all’Allianz MiCo, la fiera internazionale che riunisce gallerie e artisti da tutto il mondo tra moderno e contemporaneo. E ancora, il 18 e 19 aprile segnatevi Zip! Comics Fest, tra fumetti, illustrazione e tanta cultura pop.
Poi, dal 20 al 26 aprile, Milano entra nel vivo con la Milano Design Week e il Fuorisalone: un’intera settimana in cui la città si trasforma in un grande palcoscenico creativo tra installazioni, mostre, pop-up, eventi e party diffusi nelle location più disparate. Il tema di questa edizione è “Essere Progetto”, un invito a ripensare il design come processo dinamico, capace di connettere persone, idee e mondi e a breve arriverà, ovviamente, anche la nostra “Bibbia”, per orientarsi al meglio tra le mille cose da fare! Sicuramente, l’evento clou della primavera milanese soprattutto per chi, come noi, lo vive (e sopravvive
! ) da anni.
HI-FI WEEKENDS
3-4,11.4
Bluesquare |
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PASQUETTA IN CASCINA
lun 6.4
Cascina Torrette |
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SOUL SOUND
sab 11.4
Pavilion Fuorimano |
info qui
LE CANNIBALE
sab 11.4
Voce Triennale |
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KARMADROME
ven 17.4
Arci Bellezza |
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FREQUENCY
sab 18.4
Santeria Toscana 31 |
info qui
DANCE MDW26
sab 25.4
Tunnel Club |
info qui
Ecco tutte le serate per ballare da segnare in agenda a Milano ad aprile 2026, tra live, elettronica e clubbing diffuso in tutta la città. Per iniziare, il 3,4 e 11 aprile tornano gli Hi-Fi Weekends al Bluesquare per farci ballare tra groove e ottime selezioni musicali; mentre lunedì 6 aprile si cambia atmosfera con Pasquetta in Cascina alle Cascine Torrette: vi aspettano un picnic condiviso, giochi, dj set e una giornata all’aperto all’insegna della convivialità.
E ancora, sabato 11 aprile c’è Soul Sound al Pavilion Fuorimano, per una serata dedicata al soul dagli anni 60 a oggi; e contemporaneamente Le Cannibale torna a Voce Triennale, tra elettronica internazionale e club culture. Poi, venerdì 17 segnatevi Karmadrome all’Arci Bellezza: una storica serata indie-disco milanese tra new wave, post-punk e alternative; mentre sabato 18 aprile, l’appuntamento è con Frequency alla Santeria Toscana 31 per un dj set fino a tardi. Per concludere, sabato 25 aprile si terrà Dance MDW26 al Tunnel Club, perfetto per salutare con energia la Design Week tra elettronica e vibrazioni notturne.


MERCATINO DI BRERA
dom 5.4
Brera |
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MARAMAO VINTAGE MARKET
ogni sabato
Tempio del Futuro Perduto |
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FIERA DI SINIGAGLIA
ogni sabato
Naviglio Grande |
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CAMALEONTE MARKET
11-12.4
Cascina Nascosta |
info qui
FLUG MARKET
dom 12.4
Mosso |
info qui
WUNDER MARKT
dom 12.4
Spirit De Milan |
info qui
BUONA DOMENICA MARKET
dom 26.4
Mosso |
info qui
MERCATONE DELL’ANTIQUARIATO
dom 26.4
Naviglio Grande |
info qui
Anche questo mese abbiamo raccolto per voi una selezione di appuntamenti imperdibili tra mercatini, vintage market e pop up sparsi per tutta la città! Per iniziare, sabato 11 e domenica 12 aprile, torna il Camaleonte Market alla Cascina; sempre domenica 12, Wunder Mrkt e Flug Market animano rispettivamente lo Spirit De Milan e Mosso, tra design, second hand, musica e street food. Certamente, ce n’è davvero per tutti i gusti!
E ancora, per tutto il mese continuano gli appuntamenti fissi del sabato con la Fiera di Sinigaglia lungo il Naviglio Grande, ideale per spulciare tra capi vintage a prezzi superlativi; e con il Maramao Vintage Market al Tempio del Futuro Perduto, tra pezzi unici, vintage e atmosfera molto milanese. Poi, domenica 5 aprile torna anche il Mercatino di Brera, perfetto per perdersi in uno dei quartieri più iconici della città, tra bancarelle senza tempo e oggetti bizzarri. Per concludere, domenica 26 aprile vi aspetta un doppio appuntamento con il Buona Domenica Market da Mosso e l’immancabile Mercatone dell’Antiquariato sul Naviglio Grande, per una giornata tra scorci romantici, buona musica, capi vintage e second hand. Insomma, segnateveli tutti in agenda!
VINIVERI
10-12.4
Cerea (VR) |
info qui
SAGRA DEL SALAMINO
domenica 12.4
Moncestino (AL) |
info qui
VINITALY
12-15.4
Fiera Verona (VR) |
info qui
VINUM
25-26.4 e 1-3.5
Alba (CN) |
info qui
SAGRA DELLE RANE
dal 24.4 al 2.5
San Ponso (TO) |
info qui
Se con la bella stagione cresce la voglia di uscire da Milano, anche solo per una giornata, questi appuntamenti enogastronomici fanno proprio al caso vostro! Per iniziare, dal 10 al 12 aprile a Cerea torna ViniVeri, la storica manifestazione dedicata ai vini naturali e alle produzioni artigianali, ideale per degustazioni e incontri con i produttori. Poi, dal 12 al 15 aprile, Verona ospita il Vinitaly, sicuramente tra gli eventi di riferimento a livello internazionale per il mondo del vino, con centinaia di cantine, degustazioni e appuntamenti interessanti (ps: Fermatevi qui per dei cicchetti a regola d’arte!).
E ancora, sempre in tema vino segnatevi Vinum, che animerà Alba nei weekend del 25-26 aprile e 1-3 maggio tra degustazioni e eccellenze delle Langhe. E per chi, invece, preferisce atmosfere più tradizionali, domenica 12 aprile a Moncestino si tiene la Sagra del Salamino; mentre dal 24 aprile al 2 maggio a San Ponso torna la storica Sagra delle Rane. Insomma, tra specialità locali, vini interessanti e l’autenticità che rende le sagre di paese sempre irresistibili, questo mese avrete un sacco di ottime scuse per pianificare una fuga fuori porta.


Infine, qui trovate la nostra selezione di mostre da visitare ad aprile a Milano. Buoni giretti!
L'articolo Eventi a Milano ad aprile 2026: cosa, dove e quando sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>L'articolo 5 mostre a Milano ad aprile 2026 da visitare assolutamente sembra essere il primo su Conosco un posto.
]]>A essere raccontate più approfonditamente, questo mese, sono invece la monografica dedicata a un grande architetto e designer (ma anche un po’ filosofo) italiano; la personale di un artista italo-francese che lavora il metallo; la retrospettiva che celebra la carriera di un’eccellente fotografa; l’esposizione che vede le opere di un artista futurista inserite all’interno di una delle più affascinanti case museo della città e, infine, quella che celebra un movimento artistico italiano rivoluzionario.
Ecco a voi le 5 mostre a Milano ad aprile 2026 da visitare assolutamente!
Triennale | fino al 4 ottobre 2026
ingresso: intero 14€; ridotto da 9,50€ a 6€


Come inaugurare al meglio la nostra rubrica di mostre a Milano ad aprile 2026, se non con quella dedicata a un architetto, designer, curatore, professore e brillante pensatore quale è stato Andrea Branzi? D’altronde, aprile è anche il mese in cui la nostra città viene letteralmente pervasa dal design, grazie al Salone del Mobile e al Fuorisalone.
Il progetto espositivo della grande monografica presentata da Triennale e Fondation Cartier pour l’art contemporain e raccontata attraverso lo sguardo dell’architetto giapponese Toyo Ito (amico di lunga data e coautore di numerosi progetti), è stata concepita come un “flusso ininterrotto” atto a sottolineare la permanenza in un “presente continuo” di opere e filosofia di Branzi.
Attraverso più di 400 opere – tra cui oggetti di piccole e grandi dimensioni, installazioni ambientali, disegni, modellini, video e documenti d’archivio – la mostra racconta le sperimentazioni radicali progettate dal giovane Branzi a Firenze con Archizoom Associati, ma anche le esperienze con Studio Alchimia e Memphis, nonché l’approccio antropologico (e filosofico) che in generale ha contraddistinto il suo lavoro. Una di quelle mostre da cui si esce arricchiti e profondamente ispirati.
Romero Paprocki | fino al 9 maggio 2026
ingresso: libero


Ebbene sì, anche questo mese (lo scorso era stato il turno di Upsilon Gallery) abbiamo una novità di cui parlarvi; ossia l’ultima (bellissima) galleria d’arte approdata in città in zona Lazzaretto: Romero Paprocki.
Concepita inizialmente come piattaforma espositiva itinerante e successivamente stabilitasi a Parigi con la sua prima sede, la galleria fondata nel 2021 da Guido Romero Pierini e Tristan Paprocki si è affermata come spazio di ricerca e produzione dedicato al sostegno degli artisti emergenti.
A inaugurare la sede milanese – ampia e luminosa, scaldata da pareti con mattoni a vista e provvista di ben cinque vetrine su strada – è la personale dell’artista italo-francese Matisse Mesnil (1989), intitolata Sutura.
A essere esposti sono per lo più lavori in metallo – materiale che l’artista ritiene più affine alle sue esigenze di sperimentazione tecnica e metodologica – ma non solo: la galleria, infatti, ha avviato una collaborazione con la stamperia Gate 44 con l’idea di sviluppare progetti editoriali e di residenza artistica, a cui viene dedicato uno spazio specifico all’interno dello spazio espositivo. In questo caso Mesnil ha prodotto una serie di opere su carta, applicando ripetutamente strati di pittura per mezzo di una lastra. Da non perdere!
Viasaterna | fino al 19 aprile 2026
ingresso: libero


Ci sono fotografi uomini a cui viene dedicato un numero spropositato di mostre e ci sono fotografe donne delle quali – pur non avendo nulla da invidiare ai primi -, invece, non si è nemmeno mai sentito parlare, probabilmente. È ingiusto, sì. Ma, per fortuna, ci sono anche gallerie d’arte come Viasaterna, pronte a omaggiarle a dovere.
Per questa ragione, tra le mostre a Milano ad aprile 2026 che vi consigliamo caldamente di visitare, c’è anche quella dedicata alla romana Elisabetta Catalano (1944-2015), che inaugurò la sua carriera fotografica niente meno che sul set di 8 e ½ di Federico Fellini, nel 1962.
I set cinematografici furono senz’altro tra gli ambienti che preferì frequentare e in cui scattò alcune delle più belle e iconiche immagini (come il ritratto dei tre protagonisti de Il giardino dei Finzi Contini o quella di Sharon Tate e Roman Polanski immortalati su una slitta nella neve), ma anche la moda e il mondo dell’arte furono ambienti che la ispirarono e con cui ebbe a che fare soventemente. Il rapporto col compagno di vita Fabio Mauri, infatti, la introdusse nel mondo della performance artistica, mentre nel 1971 lavorò a New York per Vogue America e a Parigi per Vogue France.
Fu però il ritratto puro il suo ambito professionale d’elezione, come testimoniano scatti intensi e raffinati come quello scattato a Claudia Cardinale di spalle o a Monica Vitti, che esplode in una bellissima risata mentre posa appoggiata al parapetto di una terrazza sul mare.
Museo Bagatti Valsecchi | fino al 2 agosto 2026
ingresso: intero 14€; ridotto 10€


Soprattutto se non avete ancora mai fatto visita a una delle case museo più spettacolari di Milano, vi suggeriamo di far visita alla mostra Depero Space to Space in corso presso il Museo Bagatti Valsecchi, nel cuore del Quadrilatero della Moda.
Concepire e abitare spazi sospesi tra antico e contemporaneo: è questo che accomuna i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi e il futurista Fortunato Depero. I primi, negli anni 80 del XIX secolo, arredarono la propria dimora in pieno stile tardo rinascimentale; il secondo, invece, negli anni 50 del secolo scorso scelse proprio un edificio cinquecentesco per raccogliere le proprie opere e fondare la Casa d’Arte Futurista di Rovereto.
Non tutti apprezzano le esposizioni che prevedono l’inserimento di opere moderne o contemporanee in ambienti così caratterizzati e, stilisticamente parlando, radicalmente in contrasto con esse. Noi, al contrario, troviamo il più delle volte questo tipo di operazioni molto interessanti e per questo vi consigliamo di non perdere questa occasione.
Palazzo Reale | fino al 14 giugno 2026
ingresso: intero 15€; ridotto da 13€ a 10€


Innovatori e rivoluzionari, si sa, devono spesso attendere a lungo per essere finalmente riconosciuti, capiti, apprezzati. Rompere le regole e sfidare i canoni ufficiali, d’altra parte, non è cosa da poco.
Così è avvenuto anche per il movimento dei Macchiaioli – rimasto incompreso dai contemporanei e rivalutato solo successivamente, tra le due grandi guerre – a cui finalmente viene dedicata una grande mostra a Palazzo Reale, frutto dei più recenti studi compiuti dai tre massimi esperti italiani del movimento: Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca.
È anche grazie ai Macchiaioli, infatti, che il nostro Paese ha costruito radici culturali comuni e un’identità nazionale.
La mostra intende dunque ricostruire attraverso 9 sezioni la loro storia, coprendo l’arco temporale compreso tra il 1848 e il 1873 (anno della morte di Giuseppe Mazzini) e raccontando l’esperimento nazionale che animò questo gruppo di artisti colti e illuminati, che si riconobbero tanto nelle idee mazziniane quanto in quelle positiviste, e che combatterono determinatamente per ricollegare l’arte alla realtà, dipingendo all’aria aperta e scegliendo la vita vera, quotidiana, come orizzonte artistico.
Un gruppo all’interno del quale – nonostante l’unione di idee e della “macchia”, tecnica pittorica innovativa che li contraddistinse – i singoli seppero mantenere, come ben emerge dall’accostamento delle loro opere, la propria individualità.
Palazzo Reale | Palazzo Citterio | Museo del Novecento | Gallerie d’Italia fino al 21 giugno 2026
Palazzo Reale fino al 17 maggio 2026
Fondazione Prada fino al 9 novembre 2026
Galleria Fumagalli fino al 29 maggio 2026
Armani Silos fino al 3 maggio 2026
Pinacoteca di Brera fino al 3 maggio 2026
Fondazione Achille Castiglioni fino al 27 maggio 2026
Galleria Frittelli Rizzo fino al 19 aprile 2026
Pirelli Hangar Bicocca fino al 26 luglio 2026
Consonni Radziszewski fino al 30 maggio 2026
10 A.M. Gallery fino al 8 maggio 2026
Fondazione Galleria Milano fino al 18 aprile 2026
Palazzo Borromeo fino al 30 maggio 2026
Cassina Projects fino al 29 maggio 2026
Francesca Minini fino al 9 maggio 2026
French Place fino al 19 aprile 2026
Osart Gallery fino al 27 giugno 2026
Spazio MU.RO fino al 19 aprile 2026
Ica fino al 23 maggio 2026
PAC fino al 7 giugno 2026
Fabbrica del Vapore fino al 13 aprile 2026
Viasaterna fino al 19 aprile 2026
Museo Bagatti Valsecchi fino al 2 agosto 2026
Ordet fino al 11 aprile 2026
Palazzo Morando fino al 27 settembre 2026
Museo Teatrale alla Scala fino al 3 maggio 2026
Gió Marconi dal 11 aprile al 24 luglio 2026
Fondazione Prada dal 8 aprile al 28 settembre 2026
ArtNoble dal 9 aprile fino al 12 giugno 2026
Palazzo Borromeo dal 16 aprile al 30 giugno 2026
Kaufmann-Repetto dal 15 aprile al 21 maggio 2026
Upsilon Gallery dal 1 al 17 aprile 2026
Palazzo Galbani dal 18 al 21 aprile 2026
Allianz MiCo dal 17 al 19 aprile 2026
BiM dal 14 al 25 aprile 2026
Istituto Svizzero dal 15 aprile al 4 luglio 2026
Ica dal 15 aprile al 10 luglio 2026
Matta dal 13 aprile al 12 settembre 2026Sei appassionato di arte e cultura? Dai un’occhiata alla nostra sezione dedicata!
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]]>enoteca con cucina |
Brera
€€


Per anni è stata ‘solo’ un indirizzo da segnare quando si parlava di acquistare del buon vino a Milano, una di quelle enoteche storiche di Brera in cui entrare con un’idea precisa in testa e uscire con una bottiglia sotto braccio (ve ne avevamo parlato nella nostra guida del quartiere di Brera). Oggi, però, Enoteca Cotti ha cambiato proprietario e anche un po’ pelle, aprendo finalmente le porte alla mescita e a una cucina essenziale ma ben pensata, pur senza tradire il suo passato. La location resta la stessa, affacciata su via Solferino, elegante e un pochino ingessata, con interni che raccontano una storia fatta di boiserie in legno, altezze importanti e un’atmosfera da grande classico milanese; al posto delle vecchie scaffalature, tavoli e tavolini ad accogliere i clienti. Ci siamo stati praticamente subito dopo l’apertura e l’impressione è stata quella di un posto già perfettamente centrato.
Il menu è semplice ed essenziale, e ruota attorno ad alcuni grandi classici della cucina milanese, ma non solo: cicoria ripassata, zucchine alla scapece, delle (ottime) crocchette alla carbonara, vitello tonnato, pollo alla cacciatora e moscardini alla luciana, con un costo a piatto dagli 8 ai 16€; su tutti, non perdetevi il toast con comtè, sormontato da una montagna di culatello, perfetto per accompagnare qualsiasi calice. E a proposito di calici, la selezione vini è ovviamente uno dei punti forti: ampia, curata, con bottiglie che parlano a un pubblico anche molto diverso, e vanno dai grandi nomi a etichette più ricercate. Qui basta alzare gli occhi e scegliere la bottiglia dalle pareti che ne sono letteralmente ricoperte, ma anche il sommelier si è dimostrato capace nel consigliarci un’ottima etichetta (nel nostro caso, un metodo classico Pas Dosè di Casa Zuffada, Oltrepò Pavese).
Il risultato è un indirizzo per un aperitivo post‑ufficio, in una zona che mancava di enoteche e locali in cui intrattenersi volentieri una volta terminata la prima bottiglia. Insomma, un nuovo inizio per una storica insegna di Brera, che temevamo ne stravolgesse lo spirito, e invece ne ha mantenuto l’autenticità con un guizzo di freschezza.
enoteca |
Cinque Giornate
€€


E sempre a proposito di enoteche, in zona Anfossi, Fiorin Fiorello Fiore è una recente apertura che da fuori rischia quasi di passare inosservata, e che invece all’interno riserva grandi sorprese: tendaggi che scaldano l’ambiente, vinili in bella mostra che dichiarano una certa idea di serata, pochi tavoli che trasmettono subito intimità. Il primo punto forte è infatti proprio l’atmosfera: sala raccolta, curata, a cui si aggiunge il piacevole dehor. Poi c’è questa naturale predisposizione alla musica: non si definisce “listening bar”, ma sarebbe inutile negare una certa vocazione a serate con sottofondi musicali, fino a veri e propri dj set.
Sul cibo meglio arrivare con aspettative corrette: la carta è particolarmente risicata, più da accompagnamento che da cena. Noi abbiamo optato per il carciofo ripieno, le costine di maiale glassate, tartare di carne e toast. E sì: anche qui il toast è stato il nostro piatto preferito, complice anche l’imburrata generosa del pane (starà forse diventando il piatto di punta delle enoteche di Milano? Crediamo proprio di sì).
Detto ciò, qui si viene per bere bene. La corposa carta vini è il cuore del posto: ampia, ambiziosa, e raccontata da una selezione di oltre 300 etichette. C’è senz’altro una certa tendenza verso bottiglie dal valore importante, ma con un po’ di attenzione e il giusto consiglio si riescono a scovare anche scelte accessibili e molto interessanti. E infatti il vero plus è chi ti guida: menzione al sommelier bravissimo (vecchia conoscenza di Ostreria Fratelli Pavesi), che ti sa leggere in faccia cosa hai voglia di bere anche quando non lo sai tu. E infatti, tra i calici bevuti qui, ci sono alcune delle etichette migliori assaggiate negli ultimi mesi.
Insomma, soprattutto con la bella stagione per provarne anche il cortile, torneremo forse non per il cibo, ma senz’altro per berci un ottimo vino, accompagnato, perchè no, da un’altrettanto ottima scelta musicale. Ah, ultimo consiglio: lo troviamo proprio un posto perfetto per un date!
cucina italiana |
San Babila
€€€


La cornice del Portrait, l’hotel dei Ferragamo in corso Venezia, è sempre splendida, va detto. Qui, oltre all’albergo, hanno sede – a mo’ di girotondo attorno all’ampio porticato, diversi negozi di lusso, una spa, un bar (il divertentissimo Rumore), un ristorante di carne (il Beef Bar, di cui vi avevamo raccontato – bene – qui un paio di anni fa) e un altro ristorante italiano, il 10_11. Celeberrimo e discussissimo per via della sua pasta in bianco a 26€, per la sua mastodontica colazione (120€ per due persone) e per il lussureggiante brunch (95€), il 10_11, come tutto il contesto di riferimento, ha dalla sua un’atmosfera davvero unica, che – mantenendo l’allure di un ex Seminario di cui ha preso il posto – può contare su arredi sofisticati, un meraviglioso giardino e un servizio sicuramente assai premuroso.
Siamo stati per un pranzo speciale in famiglia che, se per atmosfera ci ha convinto, per quanto riguarda il cibo non ci ha saputo emozionare: la carta si muove nel perimetro del più puro classicismo (uovo morbido, tartare, pollo alla griglia…), rifuggendo qualsivoglia tipologia di guizzo. I piatti in arrivo al nostro tavolo, quelli che, facilmente, potrebbero essere replicati nelle cucine di casa: dei mondeghili (per carità, ben fritti), un vitello tonnato, la ribollita, e poi le paste, che dire semplici è dire poco. Lo spaghetto al pomodoro e la pasta in bianco, mantecata al tavolo con un pathos francamente anche un po’ eccessivo, sono buoni nella loro elementarità, ma nulla di più. Il conto, per contro, è sostanzioso, proporzionato a un posto di questo tenore: difficile uscire sazi spendendo meno di 70€ bere a parte. Torneremmo? Sì, ma forse più per un drink o una merenda.
ristorante cinese |
Sarpi
€€


Passeggiando per Paolo Sarpi (anche in questo caso, vi lasciamo la nostra guida di zona per destreggiarvi al meglio tra le sue viuzze), ci siamo imbattuti in una recente apertura che richiama l’attenzione per il taglio un po’ più curato della media dei locali di zona: così abbiamo scoperto Jiao 10, in via Morazzone 10, piena Chinatown. Qui gli ambienti sono piacevolmente moderni, con un’atmosfera più da bistrò e, spoiler, anche un conto che si posiziona di conseguenza (non eccessivo, ma leggermente sopra la media; considerate che noi abbiamo speso per una cena completa circa 35€, vino incluso).
La cucina è quella regionale del Sichuan, il menu più ristretto rispetto a tanti altri ristoranti della stessa tipologia (nota che abbiamo personalmente apprezzato), ma con delle proposte originali e molto appetitose; noi abbiamo iniziato con i ravioli aperti di manzo, classici fagiolini con macinato di manzo, per poi proseguire con gamberi in salsa di tuorlo d’uovo, e manzo, peperoncini e fuoco di Sichuan In tutti i piatti il peperoncino è parte predominante dell’esperienza, quindi amanti dei sapori delicati e poco piccanti, prego astenersi (o per lo meno, fatevi consigliare dal gentilissimo personale di sala quali piatti siano più adatti a voi!).
Insomma, Jiao è un indirizzo che alza leggermente l’asticella, soprattutto per quanto riguarda il servizio e l’ambiente, e lo consigliamo per le serate in cui oltre alla sostanza di un buon piatto di cucina cinese (con una bella dose di piccantezza), volete coccolarvi anche in una location curata. Noi amiamo sempre molto cenare al bancone, e anche in questo caso ci siamo trovati benissimo!
cucina vietnamita |
Gioia
€€


Sì ok che voglia di pho, ma quale sarà la pronuncia corretta? È con questa domanda che abbiamo varcato la soglia di questo piccolo ristorante vietnamita aperto da un paio di mesi in zona Gioia. Non fate troppo caso all’ambiente che, seppur sforzandosi, non può essere definito più che ‘carino’ e concentratevi sul menu, un bel viaggio tra ravioli, involtini, insalate, zuppe e altre specialità tipiche del Vietnam. Giusto il tempo per tessere le lodi dello spettacolare frullato di mango preso come bevanda che sono arrivati gli antipasti, tra cui non sapremmo scegliere il più buono tra gli involtini di carta di riso ripieni di gamberi e verdure da intingere in una buonissima salsa alle arachidi (vi sfidiamo a non sporcarvi mentre li mangiate!), le bruschette di pane croccante con manzo marinato e i bocconcini di pollo fritto accompagnati da maionese agli agrumi.
Ovviamente, dopo esserci accertati con la gentilissima ragazza in sala della giusta pronuncia, non potevamo non assaggiare il pho: noi abbiamo preso la versione con fettine di carne crude, cotte drettamente nel brodo e quella con manzo scottato e polpette ed entrambe ci hanno decisamente convinto: le tagliatelle di riso sono fatte in casa, la carne gustosa e il brodo è delicato ma al contempo saporito e sarete comunque voi, grazie ai condimenti (coriandolo vetnamita, peperoncino, menta, salsa sriracha) serviti a parte, a decidere il grado di sapidità e piccantezza della vostra zuppa. Chiedondoci cosa c’entrassero con il Vietnam le Galatine che vengono offerte alla cassa, abbiamo pagato un onesto conto di circa 30 euro a testa e siamo usciti contenti. Certo, non è il posto per una cena speciale, ma se cercate un locale senza pretese con una cucina leggera, gustosa e molto comfort, passate senza indugi da La Viet.
cucina italiana |
Zona Magenta
€€


In una delle zone in cui è più densa la presenza delle tipiche signore milanesi chic ed eleganti, perché non aprire un ristorante che si chiama La Sciura? È quello che avrà pensato il proprietario di Ghe Sem (rip) quando ha deciso di cambiare completamente format, virando su un progetto più tradizionale e locale. Qui tutto è confortevole e senza sorprese, nell’accezione più positiva possibile: lo è l’atmosfera, con una bella colonna sonora di classici italiani anni 60 e uno splendido tono di verde negli arredi a rendere l’ambiente calmo e rilassante (anche se forse un po’ troppo buio); lo è il servizio, amichevole, professionale e diretto; lo è, ovviamente, il menu con i classici della cucina lombarda divisi nelle tranquillizzanti – e sempre più rare – sezioni di antipasti, primi, secondi e dolci.
Noi abbiamo assaggiato un tagliere di salumi accompagnato da focaccia calda e giardiniera (quanto siamo contenti quando troviamo la giardiniera in un menu!), ottimo ma – a differenza delle altre portate decisamente importanti – un po’ troppo scarso di quantità; abbiamo proseguito con il risotto alla milanese che, grazie a una cremosità e cottura perfette, ha già scalato la classifica dei nostri risotti più amati, con una buonissima tartare di vitella Verzese con tuorlo fritto e senape e con una guancetta di manzo con polenta che si scioglieva in bocca e che non avrebbe sfigurato in un rifugio alpino. Mentre concludevamo il pasto con un’eccellente panna cotta, avevamo già in mente di ritornare per provare l’enorme cotoletta che vedevamo sfilare verso gli altri tavoli e che promette anch’essa di entrare tra le nostre preferite. Anche i prezzi sono rassicuranti, soprattutto considerando un quartiere in cui un panino può costare fino a 10 euro: qui con una quarantina di euro a testa sarete più che soddisfatti.
gastronomia-bistrot |
Risorgimento
€€€


Dopo Rosticceria Palazzi (storica rosticceria che ha di recente cambiato gestione, e che vi avevamo nominato sin nei nostri consigli sulle migliori gastronomie e rosticcerie di Milano), Palazzi si è allargata con un secondo indirizzo che, più che “seconda sede”, risponde alla necessità di sedersi davvero e godersi un pranzo. Siamo in Piazza Risorgimento, e accanto alla gastronomia dove si può acquistare e portare via (anche bottiglie, conserve e pietanze pronte), c’è il bistrot pensato per consumare sul posto, con servizio al tavolo e l’insegna che chiarisce subito il mood: “bar à vin & lasagna” (è forse questa una poesia?).
Il bello è che l’impostazione rimane fedele alla filosofia Palazzi: menu costruito alternando piatti da spiluccare e condividere (dai 5 ai 12 €), qualche piatto del giorno più sostanzioso (dagli 8 ai 18€), e una base di classici che tornano (quasi) sempre in carta e che ricordano i pranzi della domenica in famiglia (dai 12 ai 17 €, per darvi un’idea dei prezzi). Noi abbiamo ordinato il gratin dauphinois, mondeghili (davanti ai quali non riusciamo a trattenerci, e questi erano davvero pazzeschi!), riso al salto croccante al punto giusto, seppie grigliate ai broccoli, con olive e olio piccante (per davvero!), e poi lasagne al ragù (che qui sono una grande certezza) e un purè a dir poco memorabile. Sul vino, la scelta può spaziare su un bel numero di etichette, concentrate in Italia, ma anche, o soprattutto, sulla Francia; noi abbiamo scelto Bulles de Roche di Thierry Germain, una bollicina gastronomica, perfetta per accompagnare il nostro pranzo.
Ultima e onesta menzione al servizio, che abbiamo trovato molto giovane e spesso un po’ distratto, con dimenticanze e tempi di attesa molto dilatati: niente di drammatico, ma si percepisce che è un meccanismo che deve ancora rodare un po’, e sembra mancare una figura di riferimento che sappia “tenere” la sala. Detto questo, l’atmosfera resta piacevole, simile ad un bistrò parigino (ma con le lasagne, eheh) e il posto ha tutte le carte per diventare uno dei nostri indirizzi preferiti per i pranzi del weekend!
cucina milanese |
Calvairate
€€€


Provare nuovi ristoranti è sicuramente una delle nostre attività preferite, ma quanto è bello avere certezze in cui rifugiarsi, sicuri che non si rimarrà delusi dall’esperienza vissuta? Proprio per questo motivo, per festeggiare un compleanno, abbiamo deciso di tornare a cena in uno dei migliori ristoranti a Milano, secondo noi. Alla Trattoria del Nuovo Macello, infatti, si mangia una delle cotolette più incredibili mai assaggiate in città ma anche un risotto alla milanese indubbiamente squisito.
Aperta nel 1928 e ubicata in zona Calvairate, questa storica trattoria milanese negli anni ha saputo mantenere una qualità altissima, diventando un’istituzione e un punto di riferimento sia per i milanesi doc che per chi nel capoluogo lombardo è solo di passaggio ma è in cerca di un’esperienza culinaria tipica, autentica, senza sbavature. Noi, per iniziare, abbiamo condiviso la loro giardiniera, il salame cremonese dell’azienda agricola La Malintesa e dei deliziosi mondeghili con salsa agrodolce di pomodoro e carote, per poi proseguire con una porzione intera e due mezze porzioni di risotto con stimmi di zafferano, burro superiore e Lodigiano riserva; la trippa con fagioli dall’occhio, aneto, limone e grana Lodigiano; una cotoletta di vitello alta e con osso (si può avere anche senza) frollata per 40 giorni e – dulcis in fundo – un gelato di puro pistacchio con salsa di cioccolato fondente e pistacchi salati e una particolarissima meringata allo zola.
Per quanto elencato, oltre a tre calici di bollicine (c’era da festeggiare!) e una bottiglia di rosso, il conto finale è stato di 225€ (75€ a persona): una cifra che si è ben disposti a spendere per mangiare così bene ed essere serviti con cotanta cortesia e professionalità. Ci teniamo inoltre a dirvi che ci siamo trovati benissimo nell’intima tavernetta al piano inferiore, che vi consigliamo di scegliere per la sua atmosfera calda e avvolgente, a cui contribuiscono senz’altro mattoni a vista e luci soffuse.
brunch |
Lodi
€


In zona Lodi c’è un posto in cui torniamo spesso per il brunch e che, con il tempo, è diventato una certezza. In queste pagine lo abbiamo citato più volte, l’ultima nella guida a Scalo Romana: si chiama Mamada Hostel. È un ostello-bistrot al civico 1 di via Benaco con un bar di quartiere sempre vivo. La frequentazione è varia, e l’atmosfera è quella dei posti semplici ma accoglienti, dove si sa già che si passerà un’ora (o più) piacevole e si mangerà senza spendere una fortuna. Da bere, cocktail senza troppe pretese, birre e vini; da mangiare burger e piatti comfort: il Madama è una buona base anche per aperitivi informali, pranzi e serate tranquille, soprattutto col bel tempo, quando il dehors si riempie fino a tardi.
L’ultima volta siamo tornati in una domenica mattina luminosa, per una colazione lunga che è scivolata verso il pranzo. Abbiamo optato per una English breakfast, sostanziosa e ben fatta, e un tramezzino al tacchino, buono nel complesso, anche se il pane avrebbe potuto essere tostato un po’ di più (un suggerimento che vale, in generale, per il pane servito anche con gli altri piatti). Da bere abbiamo ordinato un caffè americano e una spremuta fresca, e poi abbiamo fatto quello che facciamo spesso: dividerci dei pancake, soffici e che finiscono sempre troppo presto. Il servizio è gentile, l’ambiente informale, e a questo giro abbiamo speso circa 18 euro a testa. Ed è proprio questo il bello del Madama: non sarà il brunch più modaiolo o il migliore della città, ma è affidabile e ha un rapporto qualità-prezzo raro; per noi è uno di quei posti che vale la pena tenersi stretti, insomma!
cucina italiana |
Ticinese
€


Scovare posti come questo è sempre fonte di grande soddisfazione. Situata in una via assolutamente anonima dietro la fermata di Santa Sofia, Antica Hostaria della Lanterna è un locale ‘vecchia Milano’ dall’atmosfera casalinga per noi assolutamente irresistibile.
A pranzo propone un menu fisso da 11€ (!) che include un primo a scelta, acqua, caffè e coperto. I primi piatti tra cui scegliere sono pressoché sempre gli stessi, semplici e soprattutto con porzioni generose che nella maggior parte dei ristoranti milanesi, osterie incluse, sono ormai un miraggio. Siamo stati più volte per pranzi di lavoro e li abbiamo provati tutti: gnocchi zola e pistacchio, gnocchi salsiccia e pomodoro, gnocchi al pomodoro, pasta alla salsiccia, pasta alla disperata (con peperoncino) e pasta al radicchio. Alcune volte potreste esere fortunati e trovare delle proposte del giorno. Possiamo dire che le portate più gustose si sono rivelati gli gnocchi allo zola e la pasta alla disperata. La sera la proposta di menu rimane uguale, con l’aggiunta di alcuni secondi piatti come ossobuco o brasato. Una menzione speciale la merita il tiramisù fatto in casa, davvero eccezionale!
L’atmosfera è molto accogliente e il servizio familiare, informale e gentile. I prezzi sono davvero piccoli per pranzo, considerata anche la zona centralissima, mentre per la sera tenete conto che i prezzi alla carta si aggirano sui 10-12€ per i primi e 16€ per i secondi. Torneremo per la millesima volta? Potete giurarci.
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Dateo
€€


Quello di Pan è uno dei brunch a Milano migliori che possiate fare: questa è la versione breve del concetto. Per la versione estesa, cominciamo col dirvi che l’hype che circonda questo piccolo locale in zona Dateo fin dalla sua apertura è, contrariamente a quello che ci aspettavamo, pienamente giustificato. Pensavamo, infatti, che i social avessero amplificato troppo le qualità di questa bakery giapponese, ma ci siamo dovuti ricredere (e non è cosa che accada tutti i giorni!).
È difficile fare una classifica dei piatti migliori che abbiamo ordinato per comporre il nostro brunch (non c’è un menu a prezzo fisso, ma si ordina alla carta): semplicemente incredibile il sandwich con il pollo fritto, perfettamente equilibrato il Pan’s brunch plate (con salmone gravlax, uovo barzotto, labneh e verdure miste) e l’insalata di patate con cetriolo e cipolla è stata forse la migliore mai mangiata; alle Deviled eggs (con maionese e tartufo nero) pensiamo ancora dopo settimane e il Roots&Blu (crema di sedano rapa e anacardi, radicchio, blu di capra e nocciole) ci ha conquistati alla prima cucchiaiata, così come il fantastico gelato al panettone servito con uno sfogliato al caramello salato.
Nonostante all’esterno le persone in fila in attesa del proprio turno scalpitino per entrare, all’interno del locale l’atmosfera è incredibilmente tranquilla e se pensiamo a quanto abbiamo pagato (sui 35 euro a testa) ci viene ancora da sorridere visto che con quella cifra difficilmente ormai si può mangiare così bene a Milano. Insomma, lo abbiamo amato davvero tanto, si è capito?


Guardando al rapporto qualità prezzo, il brunch – o meglio, la colazione libanese – di Mezè non ha probabilmente eguali in città. In questo bel locale in zona Risorgimento, infatti, per soli 20 euro abbiamo assaggiato un menu che ci ha fatto fare un bellissimo viaggio.
Si inizia con tanti piattini che comprendono hummus, halloumi con composta di pomodoro, marmellate fatte in casa, pinzimonio, frutta secca, frutta fresca e l’immancabile Saj (il tipico pane mediorientale). Si prosegue poi con un piatto principale: tra quelli proposti noi abbiamo scelto un’ottima omelette con prezzemolo e un fantastico uovo all’occhio di bue con carne di agnello con un bel gusto di cumino a dargli personalità. Il tutto è accompagnato da tè nero aromatizzato alle spezie e una limonata ai fiori d’arancio di cui avremmo voluto chiedere una bottiglia da portare a casa.
L’ambiente è molto curato – con un’attenzione ai particolari (persino in bagno) davvero meticolosa – e anche il servizio è attento e cordiale. Insomma l’avrete capito, Mezè è stata una bellissima sorpresa e ha già scalato la classifica dei nostri brunch preferiti in città.


Come forse ricorderete, Sevilla Mia è uno dei nostri ristoranti spagnoli preferiti. Da qualche mese, oltre al classico menu a base di paella, solomillo e pulpo a la gallega, questo locale in zona Sant’Agostino propone un’interessante formula brunch che per 25 euro prevede la scelta di due piatti salati, un dolce, il caffè e soprattuto sangria a volontà! Noi abbiamo preso la classicissima tostada con jamon, il croque senorito (un toast con jamon e queso grondante besciamella), il favoloso montadito con queso, salsa aioli e una guancia iberica sfilacciata che si scioglieva in bocca e il salmorejo, la tradizionle zuppa di pomodori andalusa che conosciamo bene e che qui viene proposta in una versione freschissima con basilico e avocado.
Il viaggio si è concluso con un’ottima crema catalana e con la natillas, una crema all’uovo con una spolverata di cacao. Certo, assaporare questi piatti nella splendida Siviglia sarebbe stata un’altra cosa, ma anche qui siamo stati benissimo: il cibo è buono, l’atmosfera è allegra (avrà contribuito la quantità non indifferente di sangria che abbiamo bevuto?) e il prezzo è corretto. È notizia di qualche settimana fa l’apertura di un nuovo locale in zona Moscova: ecco la scusa per un altro brunch a Milano in salsa spagnola!


Citando il film con Tognazzi e Mastroianni, La Grande Abbuffata è il nome del menu che ogni weekend trovate da Miro Osteria del cinema, il ristorante all’interno del cinema Anteo in Porta Garibaldi. Forse abbuffata non è il termine adatto, viste le porzioni delle portate non esattamente ciclopiche , ma la qualità è fuori discussione: qui si inizia dai dolci e – nonostante quel giorno non fossero disponibili gli sfogliati di Ciacco che invece generalmente sono in lista – la torta di albicocche, il brownie al cioccolato, il plumcake al limone e la crema diplomatica che abbiamo assaggiato erano davvero ottimi.
Molto convincenti anche le portate principali, un bel toast con uova, prosciutto cotto e formaggio, ma specialmente un alletterato con leche de tigre e piri piri tanto buono quanto, purtroppo, di scarsa quantità. Si conclude con il caffè e soprattutto con il gelato di Ciacco che, se conoscete, sapete bene quanto sia incredibile. Per 32 euro (ci sono anche una spremuta d’arancia e il pan y tomate) l’esperienza è sicuramente positiva, anche per merito di una location – uno splendido giardino nascosto tranquillo e rilassante – che si possono concedere pochi locali in città.
Magenta
€€


Il nostro viaggio tra i brunch a Milano ci porta da Ditta Artigianale, la storica torrefazione originaria di Firenze che da qualche mese è arrivata anche in corso Magenta. Ve lo diciamo subito: se cercate un locale tranquillo e un ambiente rilassante, questo locale non fa per voi, ma se potete soprassedere su un’atmosfera un po’ caotica e confusionaria – comunque ben governata da un servizio attento e cordiale – non ve ne pentirete.
Qui non c’è una formula fissa, ma il menu alla carta vi permette di comporre un brunch tra piatti classici come avocado toast, club sandwich e eggs benedict e preparazioni più healthy, adattissime anche a vegetariani e vegani. Noi abbiamo preso una omelette cotta perfettamente e bavosa al punto giusto, la gustosa japan pumpkin con miso soia e miele, le patate con burro ed erbette e una sorprendente bistecca di cavolfiore con roquefort, mela verde, chimichurri e melograno che prima o poi replicheremo anche a casa (sicuramente con risultati molto più scarsi!). Ovviamente non potevamo non prendere un dolce e, tra una scelta di sfogliati immensa, abbiamo optato per un cinnamon roll davvero pazzesco; ottimo anche il caffè, ma da una torrefazione così famosa non ci aspettavamo niente di meno. I 35 euro a testa che spenderete sono forse un tantino troppi, ma, considerando la zona, diventano accettabili e, ripensando a quel cavolfiore e a quel cinnamon roll, diventano quasi troppo pochi!


Il vostro nome che viene gridato all’esterno e che poi – che ci siate o meno – viene spuntato da una lista scritta a mano sulla vetrina: funziona così la bizzarra gestione delle prenotazioni da Nowhere, l’ormai nota caffetteria specialty che da qualche tempo si è spostata da via Camminadella in uno spazio più ampio affacciato al Parco delle Basiliche che non si può definire meno che splendido. Poiché il menu è uguale ogni giorno, qui il brunch non è un’esclusiva del weekend e, anzi, la parola brunch nemmeno si legge in lista; nonostante questo, piatti e ingredienti – uova, formaggi, avocado, bacon, dolci e succhi di frutta – fanno inequivocabilmente pensare a quel mondo.
Dopo esserci fatti consigliare da un team di sala gentile e disponibile, abbiamo preso un uovo fritto con un tuorlo talmente colante che all’apertura ha rischiato di esploderci sui vestiti, uno strepitoso sandwich con kimchi, stracchino e miele a cui solo il bacon (colpevolmente da noi rifiutato) avrebbe regalato la perfezione e un ottimo avocado toast con lime e semi a cui ovviamente abbiamo aggiunto uova strapazzate e (qui sì!) bacon. Tra le bevande, oltre a un cappuccino di avena ben eseguito, è impossibile non citare un succo di lampone e lime semplicemente incredibile e signature drink fin dai tempi del vecchio locale. Forse eravamo ancora inebriati dal picco di zuccheri causato dal Black Panther – una brioche con burro di cacao che abbiamo preso da portare a casa ma che invece è terminata ancor prima di arrivare su corso di Porta Ticinese – ma lo scontrino finale di 58 euro in due, pur essendo superiore alla media dei brunch a Milano, ci è sembrato tutto sommato corretto ed è innegabile che torneremo qui, anche solo per sentire ancora gridare a squarciagola il nostro nome. Vi abbiamo convinto? Qui trovate il nostro racconto del brunch di Nowhere anche sotto forma di reel!


Sappiamo che, pensando a uova, bacon e cheesecake, potreste avere dei dubbi su un brunch completamente vegano, ma – fidatevi di noi – quello di Nepà spazzerà via le vostre titubanze. A pochi passi da corso Buenos Aires e dalla stazione Centrale, questa pasticceria, gestita da un team completamente femminile, utilizza materie prime 100% plant-based e si è imposta subito come una delle novità più interessanti di Porta Venezia, come testimoniano le tantissime persone che domenica mattina affollano non solo le due piccole sale, ma anche il marciapiede esterno in attesa di un posto.
Noi per fortuna avevamo prenotato e ci siamo goduti senza attese il nostro brunch che prevede un menu fisso in cui la scelta si limita al gusto del succo di frutta e alla tipologia di caffè; in un unico grande vassoio vi arriveranno tanti piatti dolci e salati: difficile dire quello che ci ha convinto di più, ma, tra le verdure a speghetto al forno, il tortino salato con crema di Gondino (un formaggio vegetale) e paprika, il club sandwich e il mini croissant salato è stato il fantastico scrambled tofu quello che probabilmente ci ha maggiormente sorpreso. Anche i dolci erano buonissimi con un brownie al cioccolato e una cheesecake praticamente identici alle versioni tradizionali.
Un plauso va anche al caffè americano, sicuramente il migliore tra quelli provati nel nostro viaggio tra i brunch a Milano. Non siamo riusciti a trovare una pecca neanche nel prezzo: 25 euro a testa sono una cifra pressoché perfetta per la qualità e quantità di quello che abbiamo mangiato. Brave ragazze!


Se chiudete gli occhi e pensate a un tradizionale brunch cosa vi viene in mente? Una formula a prezzo fisso che comprende buone portate a base di uova, dolci classici senza fronzoli, spremuta d’arancia e caffè. Ecco, da Cocotte troverete esattamente questo; d’altra parte sono più di dieci anni che questo locale in zona Cinque Giornate – che ha avuto il pregio di essere tra i primi a servire il brunch a Milano – resiste al vorticoso turnover cittadino con il suo menu di piatti serviti nelle cocotte (recipienti in ghisa rotondi) e il suo sterminato bancone di dolci.
Per 24 euro il brunch prevede un sempre gradito calice di benvenuto, una cocotte come piatto principale, un dolce, il succo d’arancia e il caffè. Le cocotte sono buone – noi abbiamo preso le uova alla Benedict e le uova affogate al bacon e asparagi (forse solo un po’ troppo acquose) – ma sono i dolci il punto forte, proprio come ci ricordavamo da quando siamo venuti qui la prima volta nel 2015: qualsiasi scelta si rivelerà azzeccata, ma noi abbiamo una predilizione per le crostate. Insomma, Cocotte è un locale a cui è impossibile non voler bene, un comfort place che è sempre una garanzia!


Si potrebbe discutere ore di quanto noi millennial siamo nostalgici (sono passati *dieci* anni da questo articolo) ed è proprio per questo che – continuando a parlare di posti storici dove fare un ottimo brunch a Milano – è impossibile non citare anche Gorille. Questo piccolo locale all’ombra del Bosco Verticale, infatti, da oltre un decennio è sempre preso d’assalto nei weekend grazie a una formula brunch particolarmente convincente: per soli 18 euro potrete scegliere tra un menu tradizionale, uno vegetariano e persino un menu speciale (a 15 euro) dedicato ai bambini. Questo rende Gorille un posto perfetto per i più piccoli, ma il rovescio della medaglia potrebbe essere, come nel nostro caso, un sottofondo forse un po’ troppo rumoroso.
Questo però non ci ha impedito di goderci appieno il nostro pasto e noi per non sbagliare abbiamo assaggiato entrambe le varianti: sì certo, la versione tradizionale ci è piaciuta – si vince sempre facile con le uova strapazzate al bacon e anche il pan brioche con la marmellata di mirtilli era fragrante e gustoso – , ma i piatti del menu vegetariano – un’ottima vellutata di ceci e pomodori con crostini, l’avocado toast con citronette e soprattutto delle buonissime patate al forno morbide al centro e piacevolmente bruciacchiate ai bordi – ci hanno conquistato. Entrambi i menu comprendono anche uno yogurt con miele e frutta fresca, il caffè americano o il te (con free refill) e una spremuta d’arancia (o un altro succo a scelta) che con un piccolo sovrapprezzo si può agilmente trasformare in un Bloody Mary (buono!) o in un Mimosa. Noi abbiamo esagerato e abbiamo aggiunto anche un club sandwich al salmone e le polpette di carne (portando la spesa totale a circa 25 euro a testa), ma vi assicuriamo che anche il menu base vi sfamerà senza problemi.


Ok, forse siamo un po’ fuori tema, ma siamo sicuri che se chiedete a un inglese vi dirà che il brunch è solo una pallida imitazione del Sunday Roast. Questo piatto tradizionale della cucina britannica viene servito ogni domenica al The Friends Pub, un locale dall’atmosfera impagabile che sembra essersi catapultato direttamente da Soho fino alla Milano di Porta Garibaldi. Venite qui se volete mangiare buonissimi hamburger o il Fish&Chips migliore della città, ma soprattutto se volete fare un’esperienza unica, come vi avevamo già raccontato in questo reel di un paio di anni fa. Il menu del Sunday Roast comprende uno starter – noi vi consigliamo le fantastiche uova in kilt morbide all’interno e croccanti fuori -, un dolce a scelta (se vi piace il cioccolato, non perdetevi la torta al cioccolato fondente e gelato al fiordilatte) e ovviamente l’arrosto: quello super tradizionale è il buonissimo roast beef con verdure, salsa Gravy e il sofficissimo Yorkshire Pudding, ma potete scegliere anche tra la versione con il tacchino in salsa di frutti rossi o la proposta vegetariana con formaggio con mandorle e chutney di mele. Il tutto per 34 euro (o 29, senza la birra)… sicuramente meno di un biglietto per Londra!
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